Smartworking: fa bene alla salute!

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Lavorare da casa è una soluzione che può far risparmiare tempo e denaro

Un po’ di storia sullo smartworking

Con l’epidemia scatenata dal Covid-19, migliaia di aziende in Italia, pur di non chiudere i battenti del tutto, sono dovute ricorrere alla formula dello smartworking.

Una soluzione che, in realtà, non rappresenta una grande novità, soprattutto per i paesi del Nord Europa che già normalmente si avvalgono di questa formula lavorativa.

Lo smartworking nasce, infatti, in Olanda negli anni ‘90, teorizzato e applicato da Erik Veldhoe, come metodologia per migliorare il lavoro e la produzione all’interno delle grandi aziende.

Si tratta di un principio basato sul bilanciamento perfetto tra lo stress del lavoro e il relax della vita privata e, in linea di massima, dovrebbe portare ad un miglioramento della produttività degli individui coinvolti.

Smartworking . Può essere un modo per guadagnarci in salute
Lo smartworking può essere una soluzione ma attenzione all’isolamento sociale!

Questo, tuttavia, non è sempre vero.

Il 75% degli esperimenti di smartworking condotti agli albori è fallito. A questo punto vi chiederete perché, ma soprattutto come?

La ragione è meno complessa di quello che si potrebbe immaginare.

Innanzi tutto, a quei tempi, i sistemi di comunicazione e gli strumenti tecnologici a disposizione erano ben diversi da quelli che oggi conosciamo. La mancanza di smartphone, banda larga e computer efficienti, rendeva il lavoro ben poco “smart” per tutti.

Basti ricordare che agli inizi degli anni ‘90 non esisteva per la componente residenziale niente di simile all’LTE (o 5G oggi) o alla banda larga in fibra FTTH.

Tutto quello di cui si disponeva era un modem analogico a 56Kb/s (oggi si arriva fino 320Mb/s o più) o un ISDN a 128 Kb/s.

Difficile, quindi, lavorare in modo efficiente da remoto, a meno di non essere il ricco possessore di un Data-Center casalingo.

Ad ogni modo, dopo un inizio un po’ travagliato, ormai il valore del lavoro con modalità a distanza è stato globalmente riconosciuto ed introdotto nel corpo normativo di numerosi Paesi europei a partire dal 2014 (primi fra tutti Inghilterra e Irlanda).

In Italia, lo smartworking, è stato introdotto ufficialmente nel 2017 con la legge numero 81 che regolamenta, fra le altre cose, il lavoro da remoto, rendendolo a tutti gli effetti una reale possibilità di impiego da casa.

Gli ultimi mesi poi hanno accelerato il perfezionamento dello smartworking con diversi decreti legge, l’ ultimo pubblicato il 1 Marzo del 2020 che ha tracciato alcune linee guida abbastanza chiare.

Covid-19 e smartworking

Con il precipitare degli eventi legati alla precaria situazione sanitaria, specialmente nel Nord del Paese, a partire da Gennaio l’applicazione dello smarworking come unica modalità lavorativa è diventata una necessità e non più soltanto una valida alternativa.

In questo modo le numerose realtà, che fanno del lavoro d’ufficio o hi-tech il loro principale core-business, hanno potuto proseguire una pressoché normale attività senza dover necessariamente bloccare del tutto la produzione e/o il servizio offerto (immaginiamo anche le amministrazioni pubbliche e i vari backoffice ad esse legati).

In questo periodo, lo smartworking, si è dimostrato una vera e propria panacea venuta in soccorso a molte PMI, perlomeno quelle dotate di un buon IT in grado di coordinare le operazioni di verifica e controllo dell’attività che possono essere svolte da remoto.

I vantaggi del lavoro da remoto

Ma quali sono i vantaggi ( e gli svantaggi ) di effettuare un lavoro da casa?

Secondo dei recenti studi portati avanti da diversi istituti di ricerca, lo smartworking aumenterebbe la produttività del circa 13% rispetto al normale attività di condotta in ufficio. Ecco un breve elenco:

1. Riduzione dello stress da spostamento. Una delle cause di maggiore stress del pendolare è la lotta quotidiana per arrivare al posto di lavoro fra mezzi in perenne ritardo o superaffollati e traffico impazzito/congestionato.

2. Riduzione dello stress sul luogo di lavoro. Il tempo scandito all’interno di alcune aziende può essere molto frenetico e tutto fuorché costruttivo. Poco tempo, spazio e silenzio sono le cause principali per una scarsa concentrazione ed un aumento dello stress in relazione.

3. Maggiori opportunità per rilassarsi durante il lavoro. Probabilmente è meglio la graziosa e pacifica visione del nostro giardino ( se esiste ) piuttosto che il panorama di un parcheggio al centro della città.

4. Contatto con i propri cari ed obiettivi. Un’attività del genere, basata sugli obiettivi più che sull’orario di lavoro, rende la vita più facile e il lavoro più leggero. La possibilità di restare in contatto con i propri cari può essere di maggiore conforto per molte persone che vivono in famiglia.

5. Momenti di relax. In molte grandi aziende come Google, Amazon, Ikea… esistono dei luoghi specifici adibiti alla socializzazione e al relax. Purtroppo, in molte PMI non esistono questi spazi per mille ragioni diverse (principalmente economiche). La propria casa resta l’ambiente migliore per questo tipo di agio.

6. Riduzione dell’inquinamento e delle malattie. Mai da sottovalutare. Gli spostamenti, sopratutto nelle grandi città (pensiamo a Milano e a Roma ad esempio) possono essere deleteri anche per la salute. Pensiamo alla congiuntura storica, quella legata all’epidemia del COVID-19: i mezzi pubblici e gli spostamenti sono diventati una causa possibile di contagio del virus. Ma non solo. Lo smog è un’altra causa che deteriora e mette alla prova quotidianamente la nostra salute e il nostro sistema immunitario. La casa, in tutti questi casi, può essere un luogo più sicuro e sano (a patto di tenerla pulita ovviamente).

7. Costi. Un altro fattore importante sul fronte aziendale. Risparmiare sui costi fissi di una struttura può essere un punto a favore dell’utilizzo dello smart working. Una situazione win-win per la Proprietà e per i dipendenti.

Gli svantaggi

Visto così sembrerebbe davvero tutto rosa e fiori. In realtà lo smartworking presenta alcuni aspetti deteriori che non possono essere ugualmente ignorati.

1. Isolamento sociale. Non avere una famiglia e vivere in completo isolamento, anche lavorativo, potrebbe diventare, nel corso del tempo, estremamente deleterio per la psicologia di ogni lavoratore.

2. Orari lavorativi. Suona strano ma, tendenzialmente, l’orario lavorativo potrebbe protrarsi più dell’effettivo condotto normalmente in azienda.

3. Impossibilità a separare nettamente il lavoro dalla propria vita privata. In questo caso il lavoro potrebbe invadere completamente anche gli spazi familiari sottraendo tempo agli affetti.

4. Per molte aziende potrebbe essere complesso o quasi impossibile gestire il lavoro da remoto di molti impiegati. Tutto ciò richiederebbe un investimento nella sicurezza notevole ed un adeguamento delle risorse esistenti se non già disponibili.

Conclusioni

Lo smartworking è una modalità di lavoro agile, un nuovo approccio che sicuramente deve essere utilizzato sempre di più in futuro.

Lo svolgimento delle prestazioni lavorative, in modo compatibile con le caratteristiche descritte in precendenza nonché frutto di accordi individuali tra il datore di lavoro e il dipendente,  ha l’indubbio vantaggio di sollevare il lavoratore da una mole di stress notevole, lasciando a lui la responsabilità, quando è possibile, di gestire il proprio tempo in funzione di obiettivi precisi.

Questo indubbiamente inciderà positivamente sulla qualità di vita e qualità del lavoro. Insomma, il lavoro smart, è una metodologia che fa bene alla salute!

Dall’altra parte il rischio è quello di isolarsi ulteriormente e di perdere completamente il contatto con la realtà circostante, rischiando veramente di trasformarsi in moderni OTAKU del lavoro.

Come sempre la soluzione sta nel mezzo. Sta ai dipendi e alle aziende raggiungere il giusto compromesso. 

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